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13 febbraio 2026
MIB & Online

Masterclass - Energia, geopolitica, AI: navigare la grande transizione

Stefano Venier: Sulla transizione rischiamo di passare dalla dipendenza dal petrolio a quella dalla Cina

Masterclass: Energia, geopolitica, AI: navigare la grande transizione.
Stefano Venier: "L'80% dell'energia mondiale viene ancora dai fossili, la domanda crescerà del 36% entro il 2030. E sulla transizione rischiamo di passare dalla dipendenza dal petrolio a quella dalla Cina".


La transizione energetica come grande promessa. È la narrazione dominante. Stefano Venier, past CEO di Hera e di Snam, è venuto al MIB Trieste a raccontare perché i conti non tornano, numeri alla mano, davanti a un salone affollato di studenti, alumni e ospiti della Scuola.

Venier ha subito chiarito il perimetro del problema: nonostante gli investimenti globali nelle rinnovabili abbiano per la prima volta superato quelli nei fossili, la loro quota sul mix energetico mondiale è passata solo dall'8 al 15%. L'80% del fabbisogno è ancora coperto da fonti fossili. E la domanda, secondo le ultime previsioni dell'IEA pubblicate a febbraio, crescerà del 36% entro il 2030 (con l'80% di questa crescita concentrata nei paesi emergenti, Cina e India in testa, che la soddisferanno al minor costo possibile). "Traduzione: più carbone."

Uno dei punti centrali della Masterclass riguarda la Cina. La transizione energetica viene raccontata spesso come un percorso verso l'indipendenza: dalle fonti fossili importate alle rinnovabili prodotte in casa.
Venier ha mostrato con precisione perché questa narrazione è, almeno in parte, un’illusione. Per costruire le tecnologie pulite necessarie alla decarbonizzazione (pannelli solari, batterie, turbine eoliche, veicoli elettrici) servono terre rare, rame, cobalto, litio, nichel.
Quasi nessuno di questi materiali si trova in Europa. Ma il problema non è solo l'estrazione, serve la capacità industriale di raffinazione e processing. Ebbene, su quasi tutta la filiera, dall'estrazione alla raffinazione, dalla produzione di componenti all'assemblaggio, la Cina detiene una quota dominante a livello mondiale.
"Passiamo da una dipendenza a un'altra" ha detto Venier.

Cosa significa, concretamente, passare da una dipendenza all’altra?

Oggi l'Europa dipende dall'Opex fossile: dal barile di petrolio o dal metro cubo di gas che compra ogni giorno. Domani dipenderà dal Capex tecnologico: dalle macchine, dai materiali, dai componenti che solo Pechino è in grado di produrre in scala e a costi competitivi.
Non è un dettaglio marginale. "La Cina", ha ricordato Venier, "ha già installato da sola più solare ed eolico di tutto il resto del mondo messo insieme. Non è solo un primato ambientale: è una posizione di potere industriale e geopolitico di straordinaria rilevanza, che l'Europa fatica ancora a leggere con la lucidità necessaria".

Il quadro geopolitico allarga ulteriormente la complessità. L'Europa importa 175 miliardi di metri cubi di gas l'anno: oggi il 50% arriva dagli Stati Uniti, dopo che l'invasione russa dell'Ucraina ha costretto a sostituire in fretta la dipendenza da Mosca. Nei soli prossimi due anni, Washington aggiungerà capacità di esportazione per altri 80 miliardi di metri cubi. Otto snodi geografici, dallo Stretto di Hormuz a quello di Malacca, dal Canale di Suez a quello di Panama, controllano la quasi totalità del commercio energetico mondiale e sono oggi al centro delle tensioni in corso. La rotta polare artica, che dimezza i tempi di navigazione tra Asia e Europa, è la nuova posta in gioco tra Cina, Russia e Stati Uniti e spiega, ha osservato Venier, molte delle mosse geopolitiche apparentemente incomprensibili degli ultimi mesi.

Sul nucleare, nessuna demonizzazione ma nemmeno facili entusiasmi: nel mondo ci sono già 60 reattori in costruzione, quasi tutti in Cina e India. Solo nel 2024 sono stati investiti oltre un miliardo di dollari nei nuovi reattori modulari (SMR). Ma i tempi non sono compatibili con le urgenze del decennio: il nucleare giocherà un ruolo, non prima però del 2035.
"La coperta è corta — ha sintetizzato Venier — non si cerca l'ottimo assoluto, si cerca l'ottimo relativo." Serve un mix energetico che evolve nel tempo, gestito con logiche agili e ragionamenti per scenari, pronti all'errore rapido e alla correzione rapida. E ogni paese dovrà trovare il proprio percorso: non esiste una soluzione universale."

STEFANO VENIER
Past CEO di Snam ed Hera.
Senior Advisor Energy Transition


Oltre trent'anni di esperienza ai vertici di aziende strategiche del settore energia e utilities.

Formazione: Laurea in Informatica, Master in Energy and Environmental Management and Economics (Scuola Superiore Enrico Mattei)

Esperienza:
Amministratore Delegato Snam (2022-2025)
Guida della principale infrastruttura gas europea durante la crisi degli approvvigionamenti post-Ucraina. Gestione della sicurezza energetica nazionale  e accelerazione di progetti infrastrutturali strategici. Sviluppo della strategia di evoluzione verso un modello multi-molecola (gas, idrogeno, biometano, CO₂).
Amministratore Delegato Hera (2014-2022)
Trasformazione del gruppo in un modello integrato di gestione di servizi ambientali ed energetici, con leadership su economia circolare e sostenibilità.
Percorso precedente: Eni, A.T. Kearney (consulenza strategica), Electrolux. 
Governance: Membro del Board di MIB Trieste School of Management.

Perché ascoltarlo: porta la prospettiva di chi ha saputo gestire quotidianamente i trade-off reali tra sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità economica, target di decarbonizzazione e vincoli normativi. Non scenari teorici, ma decisioni operative in condizioni di forte pressione.

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